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E' il chitarrista-cantante dei Black Label Society . E' il ragazzo che a soli vent'anni fece innamorare di sé e della sua musica niente di meno che il madman Ozzy in persona.

Codesto pupillo di un tanto grande artista , pur essendo sempre impegnato tra tours e registrazioni, è riuscito ugualmente ( e per fortuna) ad intraprendere una carriera musicale tutta sua, parallela agli impegni presi con il singer dei Black Sabbath.

Quello che mi accingo a recensire è il primo album dei BLS : puro, sano Heavy Metal dal sapore di birra ( venerata come poche cose al mondo dal biondo chitarrista). Iniziamo dunque:

La produzione calza a pennello per delle canzoni come quelle contenute in Sonic Brew : non toglie nulla dell'immediatezza e della genuinità di ogni singola nota, ogni brano risulta sanguigno, sincero, e con un "appeal" tutto suo. L'album si presenta come una miscela eterogenea di songs: ci sono quelle lente ( The Rose Petalled Garden ) ,le ballad e ,ci sono dei veri e propri "calci nel culo" ( The Beginning ...at last piuttosto che Bored to Tears ). Heavy metal a 360°. Il sound è grezzo, muscolare - porto come esempio Low Down - e non sono riscontrabili particolari raffinatezze all'infuori di quelle chitarristiche .Tutto è lasciato e dei riff che sanno essere pesanti quanto catchy, capaci di carpire la tua attenzione con la melodia (i pezzi acustici emozionano incredibilmente) , e poi di esplodere in improvvise sfuriate che ti fanno venir voglia di gettarti nella mischia. Gli assoli ci sono, si sentono, e meravigliano.

Parlando delle linee vocali , bisogna dire che sono state create per essere canticchiate sin dal primo ascolto, anche se la voce non è certo al livello dei mostri sacri del genere...d'altra parte il piatto forte di Zakk è sempre stato la chitarra, la sua bravura con la sei corde è qualcosa di straordinario: è preciso, veloce e fa "fischiare" le note come pochi. Uno stile inconfondibile, una garanzia.

"Ok" direte voi, " ce ne sono tanti che vanno veloci con la chitarra elettrica..." si ma fenomenale lui lo è anche con l'acustica, per rendervene conto ascoltate T.A.Z ( abbreviazione di The Alcoholic Zone). Inutile aggiungere altro..

Prima ho scritto che sono presenti anche delle ballad e qui Spoke in the Wheel potrebbe dar lezione di stile a molti. In essa si può ritrovare uno Zakk totalmente diverso , romantico e sensibile. Viene mostrato quello stesso lato che trovò la sua massima espressione nel cd solista Book of Shadow ..ma questa è un'altra storia.

Se ancora non conoscevate Mr.Wylde , beh è ora di farlo.Iniziando proprio da Sonic Brew , magari scolandovi una buona birrozza con degli amici....che ne dite?

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Questo disco è come un quadro. Precisamente come le Nozze di Cana del Veronese. Cercate quest'opera d'arte, mettete il disco sullo stereo e capirete.
Non lo vedete quello in centro con la barba ed i capelli lunghi? Non vi sbagliate, quello e' Zakk Wylde. E intorno a lui ci sono amici, parenti e invitati alla festa, rigorosamente a base di whisky, tequila, molto fumo ma altrettanto arrosto. E se vi sporgete, se guardate bene vedrete che al pranzo alcolico non manca proprio nessuno. Lo vedete lì a destra Toni Iommi che porta in dono i suoi riff pastosi? Accanto a lui ci sono, ovviamente, Geezer e Bill, che ci mettono le loro ritmiche al sangue e poco più in là, appoggiati stancamente ad una colonna a chiaccherare del più e del meno, i vicini di casa Who e Led Zeppelin.
Sono arrivati tardi, ma ci sono anche loro. Gli zii americani Allman Brothers e Lynyrd Skynyrd che portano un po' di polvere e sudore, tipicamente sudisti come le melodie acustiche che affiorano in mezzo al brusio generale. E chi sono quelli laggiù, in mezzo alle colonne? Chi se non loro, i cuginetti Pantera e Corrosion of Conformity che arrivano a scaricare le casse di birra e di whisky necessarie a fare notte e ad appesantire ulteriormente l'atmosfera. Manca qualcuno? Ah, sì. Il vecchio zio Ozzy. Eccolo là, che esce dal bagno, strofinandosi energicamente il naso e frugandosi nelle tasche, forse alla ricerca di quella voce ormai perduta.
E lì in mezzo, non sbagliatevi di nuovo, c'è sempre Zakk. A braccia aperte, come a voler raccogliere tutti questi doni e ad effettuare un nuovo miracolo. No, nessuna moltiplicazione questa volta. Soltanto un ottimo lavoro di restauro che ci restituisce, non una nuova versione di vecchi capolavori, ma un capolavoro nuovo di zecca.
E non ditemi che non vi piace l'arte.

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In copertina una bozza di torcibudella: questa si che è vita, o almeno così pensa il nostro Zakk! Il titolo è "Sonic Brew", il marchio Black Label Society non ha mai raggiunto tal vetta, secondo me siamo davanti al miglior album del nostro texano .

Ma Zakk Wylde , l'ultimo dei Southern Axemen , in questo album conferma di essere un eclettico. Del resto, "Pride & Glory", il suo esordio solista, non tralasciava il Metal per un tuffo nell'adorato Sud della Allman Brothers' Band? Così, questo capitolo della saga BLS dedicata ad un unico personaggio alterna la furia e lo strepito di canzoni come l'introduttiva " Bored To Tears ", " Low Down " o " The Beginning… At Last " a momenti di riflessione hard-blues suonati attorno al fuoco, con la cassa della birra a portata di mano, come " Hey You (Batch Of Lies) " o " Peddlers Of Death ".

Secondo lo scrivente derecensore, in questo album in nostro Wylde da il meglio sia come tecnica che come voce: eppure non c'è qui traccia di un certo compiacimento mieloso che rovina il risultato finale di altri lavori. Quando si ascolta "Sonic Brew" non si può poi fare a meno di notare alcune perle proposte: fantastica, ad esempio, " Born To Lose ", in qui alla voce roca e cavernosa (probabilmente per le troppe birre e le troppe paglie!) di Zakk Wylde si alternano coretti super tamarri, con gli immancabili assolo sempre più veloci e potenti e le improvvise frenate, che rendono questo album incredibilmente affascinante e riconoscibile .

Non mancano poi pezzi realmente di atmosfera, come " Beneath The Tree " in cui Wylde mette da parte l'ascia per alternare i propri sussurri ai "soliti buoni riff" (per riprendere una rece di MP!), il tutto condito da un testo splendido, carico di ironia verso "the people" e pieno delle solite rime spassosissime (" People so seedy/People so greedy/But in the end, /Ain't we all a little needy? " da rimario Garzanti!) oppure " Spoke In The Wheel ", pezzo in cui la voce raggiunge vertici davvero toccanti (considerato che proviene dalla corde vocali di un texano violento ed enorme, pare impossibile!). Una particolare menzione anche per "Black Pearl", "Lost My Better Half" , canzone violentissima in cui il nostro guitar hero descrive la propria solitudine ed il momento in cui finirà, e per il brano " T.A.Z .", un pezzo strumentale gradevolissimo, dove Zakk conferma di saperci fare, al punto di aver meritato gli elogi di un individuo spocchioso come Malmsteen (per carità gran chitarrista, ma certe critiche ai colleghi…).

In conclusione album fantastico , secondo me nettamente superiore al resto della produzione dei Black Label Society, dove ogni canzone merita un ascolto attento: in particolare è sempre inappuntabile il risultato dello sconto tra la voce grezza, ma armoniosa e piena di calore, i testi belli ignoranti, i riff in stile hard e la sezione ritmica (in cui vengono utilizzati suoni anche ricercati). Una menzione speciale anche per la mia canzone preferita: " World Of Trouble ", in cui, oltre al consueto splendido assolo a metà canzone, Zakk sembra spogliarsi dei panni dell'uomo duro e impuro per riconoscere che anche lui nei momenti di sbronza finisce per porsi delle domande quasi sensate, prima di rituffarsi " In a world of trouble again ".

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