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Zakk ha i capelli lunghi e biondi, un fisico imponente e un fegato che chiede pietà!
Zakk ha due grandi passioni: la chitarra (possibilmente una Gibson Les Paul) e la birra.
Zakk avrebbe potuto essere uno dei tanti nord-americani che passano le loro giornate in squallidi buchi dove giocare a stecca, bere birra e fare a pugni con l'idiota di turno (ma non è detto che non sia così), se non fosse che Zakk ha un dono: Zakk è un grande chitarrista, o meglio, Zakk è un grande musicista.

Zakk ha anche un'altra grande passione, il southern rock (è infatti un grande fan degli Allman Brothers e Lynyrd Skynyrd). Così un bel giorno si alza, beve la sua birra e decide di dar sfogo a questo suo vecchio amore. Nessuno pensi si tratti di uno scherzo, perché se c'è un dono che Zakk non ha, quello è il senso dell'umorismo! Zakk difficilmente scherza, anzi, prende terribilmente sul serio tutto ciò che fa. Non gli interessa essere simpatico o conciliante… Zakk non è nemmeno tanto loquace (meglio così, dico io, così evita di dire fesserie ascetiche o proclami sensazionalistici come un certo Steve Vai, tanto per intenderci). L'unica cosa che interessa a Zakk è attaccare il jack al Marshall e suonare. Duro e puro. Ma soprattutto vero. Prendere o lasciare.

Cosa fa allora Zakk? Niente di particolare, si ritrova con un paio di ottimi musicisti suoi amici, James LoMenzo e Brian Tichy, imbraccia la sua Gibson e tutti insieme danno vita ai Pride & Glory che, nel 1994, incidono il loro primo ed ultimo disco. Titolo: Pride & Glory. Già. Zakk non ha molta fantasia (tranne quando suona), a Zakk non frega niente del titolo così come della copertina, sulla quale piazza la foto distorta di una cascina diroccata e qualche simpatica mucca a brucare l'erba, salvo una che sembra guardarti minacciosamente. Esattamente come farebbe Zakk a cui non interessa la forma, ma la sostanza.

Cosa ci trovate nel cd? Ci trovate Zakk, e farcelo stare tutto deve essere stato un bel problema. No, non si sta parlando di stazza, ma di inventiva, musicalità, originalità, capacità. Ci trovate Zakk che rivisita a suo modo il southern rock, con grooves vorticosi e assolo personalissimi, in cui emerge tutto il vocabolario armonico del biondo, le sue origini blues e country, la sua fissa per le chitarre pesanti, la sua morbosa venerazione per Hendrix. E poi ci trovate l'altra faccia di Zakk e del southern rock, quella fatta di momenti più intimistici, di ballads a volte tristi e malinconiche, a volte spensierate e dal sapore country.
Ci trovate uno, cento, mille Zakk, quello che suona il banjo, quell'altro che si diverte con mandolino e armonica, quello che utilizza il pianoforte come poggia lattine ma che quando decide di suonarlo lo fa con passione, talento e creatività . E ci trovate Zakk che canta, con quel suo vocione arso dall'alcool, sporco, profondo, sofferto, in una parola blues. E ancora ci trovate Zakk che scrive testi personalissimi, a volte ispirati, come quello di Fadin' away, dedicato alla madre scomparsa o come nell'invettiva Horse called war.
Che altro ci trovate?
Ci trovate anche qualche rutto, il perché non lo so….chiedetelo a Zakk, probabilmente vi guarderà in modo minaccioso come la mucca di cui sopra e la sua bocca emetterà un suono gutturale proveniente dallo stomaco e forse le vostre domande rimarranno senza una risposta.

Come si presenta il disco? Omogeneo (qualitativamente e nell'ascolto), privo di cadute di tono, con momenti decisamente ispirati come la cavalcata heavy blues Horse called war, le "sudiste" Toe'n the line e Losin' your mind e le introspettive Sweet Jesus e Fadin' away…ma la scelta in realtà è molto personale, data la compattezza dell'album.

Che altro aggiungere? Che a Zakk non frega niente delle mode e dei dati di vendita. Già, Zakk è uno tosto e allora se ne sbatte di tutto e di tutti. Anche quelli della Geffen sono tosti e di provenienza paterna incerta e se ne sbattono di tutti (ma proprio di tutti!) e di tutto, eccezion fatta per i dati di vendita. E visto che questo bel dischetto non se l'è filato nessuno, allora quelli della Geffen hanno pensato bene di chiudere il discorso Pride & Glory.

L'epilogo di tutto ciò è che Zakk continua a fare quello che gli pare, ossia suonare e bere birra, mentre quelli della Geffen continuano a fare un pacco di soldi con qualche bel biondino sculettante o qualche rapper che dice le sue fesserie a volte in rima a volte no. Per quanto mi riguarda, io bevo e sono felice… almeno credo

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La prima domanda che ci si potrebbe porre è: chi sono questi Pride&Glory? Sono un gruppo uscito con un unico Cd (adesso, in più, venduto sottocosto) all'inizio degli anni 90 e capitanati da un certo Zakk Wylde. Questo burbero chitarrista era appena stato assunto come axe-man da un certo Ozzy "The Madman" Osbourne, per cercare di risollevare le sorti della sua carriera solista (cosa pienamente riuscita, si veda "No more tears", dopo il deludente, seppur con un giovanissimo Wylde, "No rest for the wicked"). Il nostro Zakk prende l'occasione ed incide un disco solista, in cui diventa leader maximo del gruppo, prendendosi tutti gli oneri di composizione. Nell'avventura é accompagnato unicamente da un bassista/multistrumentista (LoMenzo) e da un batterista. Zakk suona tutte le chitarre (acustiche, banjo, elettrica), armonica a bocca, si cimenta anche nel piano ed in più canta.
Se scoprite il buon Zakk per la prima volta è un inizio sicuramente piacevolissimo; la varietà di canzoni, atmosfere proposte è rimarcabile, e la sue doti di guitar-hero sono presenti (più per la capacità di suonare benissimo ed il giusto, che per assoli eterni e fuori luogo – non temete ne trovate-). Le varie tracce si differenziano una dall'altra anche notevolmente, passando da degli spigliati heavy-country, all'hard più carico, soffermandosi anche in territori acustici e di sano country-blues. La voce è già perfettamente pastosa, con quel timbro riconoscibilmente southern, che rende le canzoni più calde e coinvolgenti.
Nelle tracce dell'album si notano moltissimi omaggi ad artisti del passato, si passa infatti da certi Black Sabbath, ai Led Zeppelin (quelli di "In my time of dying"), dai Creedence Clearwater Revival fino ad arrivare ad Hendrix (nume tutelare del vero guitar hero nell'ambito rock-blues). Le tracce cariche non mancano, né alcuni assoli da brividi ma la preponderanza di ritmiche più rilassate lo rende un album di sano hard-rock (con tocchi di virtuosismo).
Forse quello che manca in questo disco, ma non è un difetto sia chiaro, è proprio l'heavy metal, le bordate di watt, le ritmiche tipicamente metalliche che contraddistingueranno la sua carriera futura. Se arrivate a questo disco dopo essere passati dai Black Label Society, il cd, probabilmente ma non è detto, vi sembrerà un po' "sottotono". Sicuramente manca quella compattezza plumbea dei dischi della BLS, quella forza e catarsi che il barbuto frontman inietta nel suo gruppo. Ma si può trovare maggiore varietà, una piccola oasi in cui il Sig.Wylde, smette i panni del folle chitarrista, per mettersi comodo e divertirsi ad improvvisare, a rilassarsi proponendo generi che ha sempre avuto nelle sue corde. In questo disco, in più, si trovano dei temi che Wylde riproporrà in tutti i dischi successivi: la ballad ( o come la si può chiamare), si può ascoltare nei dischi dei BLS (Hangover vol.VI è praticamente dedicato a queto genere); nei dischi di Ozzy (ma qua entra anche il mai domato senso della melodia di Ozzy), fino ad arrivare al suo ultimo "Mafia" (In this River).
Se la mancanza di potenza distruttrice della chitarra può essere considerata una pecca del disco, il lato positivo è proprio la varietà, la capacità di fronteggiare (e vincere) le varie sfide insite in ogni canzone, proponendo strutture compositive affascinanti (anche, in certi casi, nella loro semplicità) e sapendo dosare sapientemente quando osare con la chitarra e quando lasciare che il vuoto della canzone parli, senza dover intestardirsi a riempirlo con la trovata necessariamente ad effetto.
Il disco presenta dei pezzi di consistenza e bellezza superiore a quelli (pur belli) prodotti dalla sua Black Label Society. In questo disco Wylde si permette di “giocare” con la musica e questa è la qualità migliore del disco.

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Cosa accadrebbe se Neil Young fosse un metal-head "chiodato" ed i Black Sabbath un simpatico gruppo di country man? Probabilmente entrambi farebbero un disco come questo. I Pride & Glory non sono altro che l'ennesima band in cui l'eclettico Zakk Wylde da' libero sfogo alla sua creatività ed alla sua bravura nel suonare tutto ciò che abbia delle corde attaccate ad un manico, sia questo oggetto una chitarra elettrica, acustica…od un semplice banjo. Il sound del cd  è quello tipico country ( ne è manifesto l'inizio di Losin ' Your Mind , che non a caso apre il disco ) ma dietro è sempre visibile una matrice più pesante, più heavy, che a tratti emerge dalla sezione acustica sconquassandoci un po' e movimentando il tutto ( Toe 'n the Line ) .Alcune canzoni si basano su riff potenti, sul primo impatto, mentre altre hanno la capacità di alienarci per una manciata di minuti e di portarci con delicatezza in un mondo lontano chilometri dalle nostre città. Lovin ' Woman e Troubled Wine sono state scritte per questo.La migliore dell'album è Machine Gun Man : un mix perfetto tra diversi stili, tecniche e melodie….probabilmente molti di voi saranno abituati a cose ben più aggressive ma vi assicura che di buona musica come questa ne è stata scritta veramente poca, inizio soft per meditare, ritornelli cathcy, arrangiamenti giusti e cambi di tempo indovinatissimi.. aggiungiamo anche una bella dimostrazione chitarristica….non c'è di che lamentarsi.

Altro particolare di cui tener conto in queste canzoni è che finalmente la voce di Mr.Wylde si fa sentire un po' più squillante del solito pastoso cantato… uè non aspettatevi né Halford né Oliva..diciamo solo che fa piacere sentirlo diverso dal solito! D'altronde che questo sia un album un po' diverso per il capelluto chitarrista lo si capisce anche dalla presenza di song come Shine On ,dove si fanno sentire delle percussioni, e come Hate Your Guts , una spensierata e scanzonata ballad (con tanto di assolo di banjo) forte di una vocina malata post sbornia e di una struttura vocale che riesce davvero a rallegrare il cuore…:-)
Nell'edizione del 1999 è presente anche un Bonus Cd contenente diverse cover, tra cui la Zeppeliana In My Time of Dyin ' e quella dei Beatles Come Together : quest'ultima è la meno convincente, risultando secondo me troppo stravolta.

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