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MusicBoom.it

Chiusa la parentesi acustica di "The Hangover Music Vol VI" Zakk Wylde torna a far ruggire la sua chitarra southern-blues nel modo a lui più congeniale ossia mettendola al servizio di canzoni dal forte sapore sudista e conservatore, al contempo metalliche e moderne grazie a un sound sempre aggressivo, bello rotondo e carico di ritmo ma anche raccolte, come dimostrano le due ballad presenti.
  La prima cinquina non fa rimpiangere i migliori episodi del folgorante esordio "Sonic Brew". Il punto forte di What's In You , Fire It Up , il bellissimo singolo Suicide Messiah , la ballad In This River è il sentimento che o gronda sotto forma di sudore o ammorbidisce anche i cuori dei più refrattari con melodie invero zuccherine e non proprio memorabili.

Death March e Dr.Octavia spezzano questo incantesimo, la prima con un rock Purple-iano periodo "Perfect Stranger", melodico e con sinistri giochi di tastiere, la seconda, brevissima, con esibizioni di tecnica senza un perchè. L'alchimia viene prontamente ritrovata su Say What You Will , Spread Your Wings , Electric Hellfire , un trittico da spararsi tutto d'un fiato, e subisce di nuovo una piccola flessione con Too Tough To Die . Insomma, l'avrete capito, anche se i brani possono anche esserci, non si può dire lo stesso per la scaletta ed è un peccato perchè questa "altalena" nega il decollo al disco e la caduta definitiva dei freni inibitori all'ascoltatore.
Niente baccanali dunque. Mafia chiude con un'altro lento Dirt On The Grave dove svettano chitarre acustiche e pianoforte che infondono stavolta un feeling sofferente e riportano l'atmosfera nell'alveo dell'intimità. Bel pezzo, non si discute, ma il disco era partito con altri auspici.

Nel dimostrare la sua completezza come songwriter Zakk Wylde perde qualche colpo, esegue alla perfezione quello per cui è nato ma nello spingersi più in là la ciambella non ha ancora quel buco perfetto che ci si aspettava.

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RockLab.it

Ascoltare un disco di Zakk Wylde è un po' come andare a mangiare nella propria trattoria di fiducia. Conosci bene il menu e sai che ci sono dei piatti che ti piaceranno sicuramente. Il buon vecchio Zakk con questo disco non vuole certo riservarci grosse sorprese, i brani contenuti rispecchiano il suo stile, lasciando poco spazio alle innovazioni. Ma non è di cambi di rotta che la sua musica ha bisogno poiché essa è ormai un tuttuno con il personaggio, vale a dire concreta, granitica e senza fronzoli. Questo perché stiamo parlando di un artista tutto d'un pezzo, che non ha mai ceduto alle lusinghe del music business e ha serenamente accettato il ruolo di spalla di Ozzy Osbourne.
Proprio il “Prince of Darkness” ha esercitato una grandissima influenza sull'artista del New Jersey, soprattutto nel modo di cantare (in “Dirt on the grave” su tutte) come riconosciuto tranquillamente dallo stesso Zakk che liquida l'argomento con un sincerissimo : “Hey…suono per Ozzy da venti anni, è normale che abbia imparato qualcosa da lui!”. Nel titolo del suo ultimo lavoro (Mafia appunto), Wylde ha voluto condensare in un'unica parola i valori importanti nella vita, Mafia non è da intendersi come “cosanostra”, ma si deve assurgere al suo significato più intrinseco che si traduce nell' importanza della famiglia e della casa. Nell'album il frontman della Black Label Society si divide tra chitarra e pianoforte: la prima risulta sicuramente il suo strumento principale, ma il burbero guitar hero, ogni tanto, smette volentieri i panni del rocker e mette mani alla tastiera indossando quelli del duro dal cuore tenero. Il risultato non è niente di complesso, ma nella sua semplicità è emozionante e viene dal cuore. È il caso della toccante e romantica “In This River”, brano composto al piano per il collega e amico scomparso Dimebag Darrel (chitarrista dei Pantera ucciso in un attentato alcuni mesi fa).
Il tenore dei restanti pezzi è buono, l'impatto sempre di grande effetto grazie ai riff taglienti e pieni, i soli di chitarra sono come sempre un giusto miscuglio tra tecnica e durezza. Il disco si apre subito con un paio di pezzi che non lasciano scampo a dubbi, chitarra martellante in evidenza e ritmo incalzante in puro stile hardrock. Ovviamente tutto ruota intorno al suono della chitarra di Zakk, che da sola regge in piedi tutto il disco e non disdegna ogni tanto un tocco di vanità concedendosi qua e là una trentina di secondi di pura tecnica (nella traccia Dr. Octavia in particolare), tanto per far capire come stanno le cose. Il tutto senza ostentare troppo, ritornando poi in formazione con gli altri strumenti a fare gioco di squadra.
La voce risulta in forma assolutamente smagliante: nasale e “ozzyana” nelle parti pulite, roca e graffiante nella parti più pesanti dei brani. Assolutamente perfetti i controcori, realizzati dallo stesso Zakk in grado di differenziare la propria voce alle varie tonalità per poi amalgamarle insieme. Unico difetto dell'album è forse la durata, un po' troppo elevata (quattordici brani, forse ne sarebbero stato sufficienti dieci). Lo stile è quello, certo coerente e ben navigato (aspetti sicuramente da apprezzare) ma assunto nella sua interezza può risultare un po' noioso se non vivete a pane e hard rock.

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MetalItalia.com

Chiusa la parentesi acustica del precedente “Hangover Music Vol. VI”, per Zakk Wylde ed i suoi Black Label Society è arrivato i tempo di imbracciare di nuovo la chitarra elettrica e di suonare dei brani dritti e potenti per la gioia degli heavy metal fans. Il chitarrista di Ozzy Osbourne, oltre ad essere tecnicamente un portento, si conferma anche un compositore di grande spessore, tanto che i brani del nuovo “Mafia” convincono sin dal primo ascolto. I letali mid tempos di “Fire It Up” e “What's In You” colpiscono dritti al bersaglio, un muro sonoro in cui la profonda voce di Zakk si staglia incontrastata. “Forever Down”, canzone accostabile alle ultime produzioni di Ozzy, accelera di poco il ritmo ed è caratterizzata da un ritornello semplice se vogliamo, ma altrettanto efficace e facile da memorizzare. Uno dei pezzi più interessanti dell'intero “Mafia” è invece la ballad “In This River”: non è un segreto che il biondo axe-man sia da sempre autori di grandi pezzi lenti, i suoi vecchi dischi “Book Of Shadows” e “Hangover Music Vol. VI” sono l'esempio lampante di come Wylde si trovi spesso più a suo agio nel comporre canzoni acustiche piuttosto che cimentarsi in composizioni rock “elettriche”.
Rispetto ai precedenti capitoli della saga Black Label Society, “Mafia” gode di una maggior attenzione sulle melodie inserite in mezzo a ritmiche sempre e comunque pesanti, inoltre la buona produzione valorizza a dovere tutte le sfaccettature degli arrangiamenti ed i singoli strumenti riescono a trovare tutto il giusto spazio per emergere. Preso atto che Zakk è l'anima e protagonista indiscusso della band, dobbiamo ammettere che anche gli altri membri sono autori di buone performance, in particolare la sezione ritmica capitanata da James Lomenzo al basso (davvero un'ottima prestazione la sua) e Craig Nunenmacher dietro le pelli si dimostra il giusto supporto per questo grande artista. “Mafia” conferma lo stato di ottima salute dei Black Label Society che, a prescindere da canzoni acustiche o meno, sanno sempre regalarci dischi di qualità ben superiore alla media. Adesso aspettiamo soltanto il principe delle tenebre…

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NoizeItalia.com

Quando un redneck barbuto come Zakk Wylde apre la bocca gli si può anche prestare poca attenzione... ma quando imbraccia una chitarra.. tutti zitti in religioso silenzio e giù il cappello. Inutile (spero) ricordare come un giovanissimo Zakk fu scelto dal madman Ozzy come chitarrista suoi suoi album solisti (dopo un certo R.Rhoads, non certo il primo pirla in circolazione con la chitarra in mano!) e la sua militanza in un progetto durato un solo album ma dal valore altissimo come i Pride&Glory.

Tralasciamo il simpaticissimo nome scelto per l'album (in una intervista ha dichiarato che ha scelto "Mafia" per il suo significato di onore e attaccamento alla famiglia e non in riferimento alla "vera" Mafia... peccato che la copertina punti proprio in quel senso...) non si può non balzare per aria ascoltando l'attacco di "Fire It Up" con quella chitarra effettata e straniante che ti porta subito ad un headbanging ossessivo. La seguente "Suicide Messiah" la possiamo già eleggere come pezzo migliore dell'album e una "Whats in You" che sembra uscita dai Soundgarden con due palle così (e cioè come non sono mai stati i Soundgarden tranne che in rari casi purtroppo..) segue veramente a poca distanza.Da citare la "quasi" ballad "In This River", una "Death March" molto Staynliniana, una rocciosissima "Electric Hellfire" e una polverosa e accorata "Dirt on the Grave" con un intreccio di piano e whawha da infarto.

Non che tutto sia perfetto: la voce di Zakk per esempio è mooolto lontana dall'essere pienamente convincente (sopratutto nei momenti più rilassati) e, in certi frangenti, talmente Ozzyana da far quasi paura! Così come qualche scelta sembra appoggiarsi un pò troppo sui dischi precedenti ma in fin dei conti se volete un convincente mix di hard rock roccioso con influenze southern, echi del grunge meno piagnone e più hard rock (Soundgarden e Aic) e riferimenti al metal di papà (nonno) Ozzy, con un disco dei BLS si va sempre a colpo sicuro!

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Kantieri.it

Infaticabile Zakk Wylde! Sette album in sette anni di attività coi suoi BLACK LABEL SOCIETY! “Mafia” è il nuovissimo parto del talentuoso chitarrista americano, nuovamente carico di dirompente elettricità dopo lo splendore acustico del precedente album “Hangover Music”…
Balzato improvvisamente sotto la luce dei riflettori a 19 anni, ereditando il ruolo di leggenda della sei corde, come Tony Iommi e Randy Rhoads, al fianco di Ozzy Osbourne, il biondo chitarrista americano è tuttora l'insostituibile partner dell'ex gran sacerdote del Sabba Nero, giungendo inoltre a pubblicare anche quasi una decina di altri lavori come solista [sette come BLACK LABEL SOCIETY, ed un altro paio sotto diversa denominazione]. Dopo la tragica scomparsa dell'ex Pantera Dimebag Darrell sono in molti ad averlo indicato come l'ultimo grande chitarrista metal in attività [a pari merito con Kerry King degli Slayer, almeno]. L'ultima fatica di quella macchina da guerra da egli creata, la BLACK LABEL SOCIETY, ne è la conferma: riff di totale matrice “sabbathiana”, groove metallico e l'ormai tipico timbro di voce a metà tra il boss Ozzy, Phil Anselmo e un'intera riserva di whiskey del Tennessee.
Il nuovo lavoro della BLACK LABEL SOCIETY, temerariamente intitolato “Mafia” non lascia scampo! Ostenta una copertina ispirata al celebre film “Il Padrino”, riproducendone il logo in versione macabra, ed è senz'altro il più maturo mai pubblicato da Mr. Wylde. 14 brani di sano e solido metal suonato come si deve, frutto di una potente combinazione tra lo stile esibito da Zakk con Ozzy e l'influsso grunge dei disciolti Alice In Chains.

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Metallus.it

Con il precedente ‘Hangover Music Vol.VI' Zakk Wylde dichiarò il suo amore per la musica semi-acustica, fatta di blues e deserto. Un disco da ascoltare in macchina durante un lungo viaggio d'estate. Con questo nuovo lavoro si torna con prepotenza al vecchio caro southern metal dei precedenti dischi, ‘Stronger Than Death' e ‘The Blessed Hellride', pieni zeppi di riffoni mastodontici, assoli al fulmicotone e ritornelli da cantare al primo ascolto. Inutile aspettarsi dai Black Label Society qualcosa di nuovo. Sono completamente assorbiti dal loro genere e non avrebbe senso alcun tipo di sperimentazione. La loro musica è semplicemente il prodotto del loro contesto culturale, delle loro vite e della loro America terrosa ed arida. Dunque aspettiamoci la musica che conoscono bene e suonano con lo stesso feeling e la stessa passione da anni. Inoltre, pur non essendo originali, i dischi dei Black Label Society non sono mai scesi sotto uno standard qualitativo abbastanza alto: come “Mafia” del resto. L'ultimo lavoro di Wylde e soci mantiene costantemente l'attenzione dell'ascoltatore per tutti i 48 minuti della sua durata. I soliti riff schiacciasassi di ‘Fire It Up', ‘What's In You' e ‘You Must Be Blind'. Anche la ballad dedicata al grande amico Dimebag Darrel, ‘In This River', è pienamente nello stile “Wylde” ma risulta impossibile non commuoversi. Dunque una musica che arriva al cuore e che preferisce arrivare al sodo senza badare all'originalità. Ottima la produzione che mette in risalto l'ottimo lavoro dietro le pelli di Craig “Louisiana Lightning” Nunenmacher e di James Lomenzo al basso, capaci di creare una ragnatela ritmica adeguata a supportare le divagazioni chitarristiche del leader Zakk Wylde. Procuratevi questo disco se avete voglia di conferme.

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MetalManiacs.it

Zakk Wylde è sempre lì. Il dischetto semi-acustico di qualche tempo fa ha suscitato ben poco scalpore -nel bene o nel male- alla luce di una band discretamente snobbata dai metallari, magari per via di sonorità poco in voga in annate come quella in corso, o forse perchè siamo dalla parte sbagliata dell' oceano. Fattostà che "Mafia" ci riconsegna i soliti Black label society, quelli che conoscevamo, apprezzavamo o detestavamo, energici, ignoranti, sfrontati. Che vi piaccia o no, questo disco non differisce molto dai vari "1919 eternal" o "The blessed hellride". Avrà qualche parte cadenzata in più e una maggior cura per la melodia, ma allo stesso tempo ci presenta delle esplosioni elettriche senza precedenti. Però siamo sempre lì, sulle coordinate che da sempre caratterizzano questa band. Quindi non soffermiamoci molto sul dire che Zakk Wylde canta sempre più come Ozzy Osbourne, o che quando la voce si fa più effettata sembra di udire il fantasma di Layne Staley. La novità, secondo il sottoscritto, può essere proprio lì... gli Alice in Chains più metallici a volte sembrano fare davvero capolino qua e la, in "Too tough to die" ad esempio. A volte sembra invece di essere di fronte ai Metallica degli anni novanta, specie per le ritmiche pompate della chitarra di Zakk, vedi "Say what you will". Ma siamo sempre lì: riffoni sabbathiani, Heavy-Rock potentissimo e con una produzione che ci fa dimenticare di essere nel 2005 delle batterie 'sintetiche' e degli album che suonano tutti alla stessa maniera. Il disco poi è particolare: sembra già sentito, noiosetto al primo ascolto, e cresce inaspettatamente col tempo affermandosi come una delle migliori release della band. Magari non è "Sonic brew", ma non è per niente inferiore a qualsiasi suo successore. Bravo Zakk, nel creare album con scalette quasi mai insufficienti (eccezion fatta per il bruttino "The blessed hellride" direi), e nell' arricchire questo progetto per piccoli passi, mirando più alla sostanza che ad altro.

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Negative.it

A meno di un anno di distanza da “Hangover Music Vol.VI”, ecco tornare con un album nuovo di zecca il pupillo di papà Osbourne, che pare aver ripreso il controllo sull'alcol e di conseguenza anche sulla propria musica; era da tempo che da devoto fan di Zakk Wylde aspettavo un disco come questo: bei pezzi, belle atmosfere, tecnicamente impeccabile e perfino ben prodotto (non come quella chiavica di “Eternal”)! Siamo davanti sicuramente al top della sua produzione, insieme al debutto “Sonic Brew”; affiancato da musicisti di tutto rispetto (e con la sua stessa attitudine per alcol e motori, pare…), mr. Wylde continua la sua strada musicale con l'hard rock corposo e potente dai grandi solos che l'ha reso celebre, senza inventare nulla di nuovo. Di certo la morte dell'amico fraterno Dimebag Darrell (R.I.P. brother in metal!) durante le registrazioni ha influito sulla composizione dei pezzi e sulle atmosfere cupe ed estremamente pessimiste del disco. In più di un'occasione l'ombra di Ozzy appare alle spalle del lungo crinito axeman, la somiglianza con la voce del padre putativo è impressionante (“Forever”, “You Must Be Blind”, “Dirt On The Grave”) e stento a credere che non sia menzionato nei credits tra le backing-vocals. Se non avete mai sentito i BLS questo è il disco giusto per conoscerli, ma non dimenticate poi di andare a ripescare l'album dei Pride & Glory, prima band di Zakk. Un gradito come-back ad alti livelli!

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ComunicazioneInterna.it

Zakk Wylde è un'artista senza mezze misure. Dopo aver messo in commercio lo scorso anno l'acustico Hangover vol.6, il biondo chitarrista di Ozzy Osbourne si ripresenta al pubblico con un disco potente e devastante come era nelle previsioni. Riff martellanti e mastodontici, voce metallica, a volte molto vicina a quella del suo grande mentore, ritmiche cupe e depressive: gli elementi di “Mafia” sono questi e non era difficile pensare a qualcosa di diverso, dopo il periodo di riflessione attraversato nel 2004. Del resto, chi conosce la storia del biondo axe man sa bene che la gran parte dei suoi dischi ha sempre suonato così violenta e senza fronzoli e la prova più lampante sta nel fatto che con tale formula quest'uomo ha sempre avuto un buon numero di consensi tra i fans e la stampa che lo hanno considerato da subito artista superbo, ma pur sempre di nicchia.
Il cd, a parte qualche scontata ripetizione, viaggia comunque bene nello stereo. Il merito sta nell'aver scritto belle canzoni, molte delle quali risultano orecchiabili e gradevoli, nonostante la pesantezza. Non mancano, poi, le ballate toccanti e inquietanti dal vago sapore Southern come “In the river” dedicata all'amico Dimebag Barrell, chitarrista dei Pantera scomparso a dicembre, e “Dirt on the grave”, un bell'omaggio agli Alice In Chains di Jar of Flies. I momenti migliori sono concentrati nel trittico formato da “You must be blind”, “Death March” e “Say what you will” in cui le influenze dei Sabbath e la melodia dell'Ozzy solista risaltano immediatamente all'orecchio. Bellissimi, infine, alcuni solo di chitarra che confermano Wylde come uno dei migliori chitarristi metal degli ultimi 15 anni. Alla fine dei conti, dopo aver ascoltato lungamente “Mafia” ed aver compreso che dai suoi dischi uscirà sempre musica con queste coordinate, il pensiero rimane lo stesso: lunga vita a Zakk per i prossimi 30 anni!

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PowerMetal.it

Barman?! Un altro! Puntuale all'appuntamento annuale con il nuovo album dei suoi Black Label Society, mister Zakk Wylde è tornato. E come sempre lo ha fatto in grande stile. Abbandonati del tutto gli intimismi acustici del precedente “Hangover music vol VI”, il biondo axeman è tornato a spingere sulla distorsione e questa volta ci regala un album potentissimo di grezzo e rovente southern metal come non si sentiva da…. “The blessed helliride”. La musica non è cambiata di una virgola, riff sabbathiani e tempi doomeggianti sono un po' il filo conduttore di questo nuovo “Mafia” (titolo che potrebbe fare storcere il naso ad alcuni ma che in realtà, come ha prontamente chiarito lo stesso Zakk in molte interviste, sta ad indicare la “famiglia” dei fans dei BLS) che, è bene dirlo, secondo me è uno dei migliori lavori fin qui partoriti dalla mente annebbiata (o fatta carburare, dipende) dall'alcol del nostro Zakk, secondo solo al coattissimo “1919 eternal” che per me rimane l'apice musicale della sua band.
Già l'iniziale “Fire it up” mette in chiaro le cose con un riff tanto semplice quanto accattivante che vi costringerà a sbatacchiare il testone per tutta la stanza, testone che vi si sviterà completamente dal collo quando ascolterete il singolo “Suicide messiah” davvero un pezzo che più Black Label non si può!!! Le coordinate degli altri pezzi sono ovviamente le stesse, ma nonostante questo il disco non annoia per niente, anzi la tentazione di premere di nuovo play una volta terminato l'ascolto sarà molto forte.
Da segnalare la ballad “In this river” dedicata all'amico Dimebag Darrell di cui tutti conoscete la triste ed insensata fine, pezzo per voce e piano in cui il vecchio Zakk dimostra di saperci fare anche quando si tratta di emozionare l'ascoltatore.
La gradazione alcolica torna però subito altissima con “Death march”, a mio avviso il pezzo più bello del disco, con un riff oscuro e cadenzato che mieterà vittime soprattutto dal vivo (a tal proposito non perdetevi i Black Label nella loro apparizione al prossimo gods of metal, il 12 giugno).
Poco altro da aggiungere, “Mafia” è il disco ideale per i vostri viaggi in macchina o per le feste in cui l'alcol scorre a fiumi e che poteva essere partorito solo da un personaggio grezzo e “over the top” come il nostro Zakk, ma che noi amiamo proprio per il suo essere così esageratamente “bad ass” nonostante tutto.
Bevetelo all'asse!

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MetalInside.it

Nuovo disco per i Black Label Society che di nuovo ha ben poco. La band di Zakk Wylde infatti riconferma il suo stile particolare, per la gioia degli affezionati. La parentesi semi-acustica del bellissimo “Hangover music vol. VI” non è del tutto chiusa: in “Mafia” infatti ci sono brani che sembrano sbucati dal penultimo lavoro. Non si disperino comunque i fans della Black Label più "grezza": canzoni tirate e riffoni tipici che ricordano i tempi di “The Blessed Hellride” e di “Stronger Than Death”.
Si comincia con “Fire it Up”, che si rivela immediatamente un'apripista azzeccata. Il brano, che parte con un suono che sa di "vecchio", è caratterizzato dall'uso della Talk Box. Il secondo pezzo, "What's inside you", con lyrics scarne ma con linee vocali coinvolgenti, catapulta completamente l'ascoltatore nella dimensione del disco. Con "Suicide Messiah" Zakk si avvicina al sound dei Sabbath e il cantato più graffiante ricorda quello di Ozzy."Forever Down" inizia con un'intro di piano che lascia però subito spazio ai riff di chitarra tipici di Wylde. Anche in questo pezzo hanno grande importanza le linee vocali.
Ed ecco il primo lento del disco. "In This River" è un omaggio a Dimebag Darrel, inspiegabilmente ucciso lo scorso 8 dicembre. È una canzone lenta e commovente, dove Zakk offre un'emozionante prestazione canora. Bellissimo l'accompagnamento col piano.
Si passa poi alla sesta canzone, con un fastidioso "You Must Be Blind". Questo rende il pezzo il meno gradevole di Mafia.
"Death March" aggiunge un tono cupo all'album (e visto il titolo non potrebbe essere altrimenti). Con un testo pessimista la canzone parte con una strofa cadenzata in cui la ritmica della chitarra fa da co-protagonista. Si arriva poi al pezzo strumentale del disco, "Dr. Octavia", dove Zakk si esibisce in uno dei suoi assoli."Say What You Will" è la mia preferita. Una canzone che ti trascina e coinvolge con lyrics che sembrano quasi uno scioglilingua.
La settima canzone, "Too Tough To Die" è un'altro brano lento, ma più teso rispetto agli altri presenti su Mafia.
Un colpo di pistola introduce "Electric Hellfire". Canzone interessante per il ritornello,dove Zakk fa gridare la chitarra sotto al cantanto. Caratteristica che accomuna anche le successive "Spread Your Wings" e "Been A Long Time", pezzo coinvolgente che ti conquista e che ti entra subito in testa. Il capitolo MAFIA si chiude con un altro pezzo lento "Dirt on the grave". Anche qui, pianoforte e chitarra condita da una voce principale piuttosto nasale.
Nota di merito per la bonus track, altra canzone lenta dove Zakk si esibisce in un cantato un po' più caldo del solito.
Lyrics scarne ma incisive come sempre. Voce e chitarra grandi protagoniste.“Mafia” non sarà ricordato come capolavoro della Black Label Society, ma sicuramente è un disco che resterà nei nostri lettori cd per molto tempo. Un album che ti fa venir voglia di alzare il volume e cantare a squarciagola. Ancora una volta, S.D.M.F.

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SlamRocks.com

Dopo la breve parentesi acustica di " Hangover Music vol.VI ", i Black Label Society del guitar hero Zakk Wylde tornano a distanza di 11 mesi con un nuovo album: " Mafia " (uscito per la nuova etichetta Artemis records). A mio avviso, il disco è prolisso ed evidenzia un rassegnamento stilistico (già nell'aria, ma in parte smentito dal disco precendente) da parte di Zakkone. Dischi come " Pride & Glory ", " Book of Shadows " e " Sonic Brew " sono molto, molto lontani a livello qualitativo.
Prima nota positiva: la presenza di James LoMenzo (White Lion / Pride & Glory) colora questo disco che si presenta con le solite parti di batteria, molto spesso carenti di "groove", che già abbiamo visto in "Stronger Than Death", "1919 Eternal" e "The Blessed Hellride".
Prima nota negativa: la voce del gigante del New Jersey è sempre più sforzata e rende sempre più uguali le canzoni, così come quasi tutte le strutture e le ritmiche.
"Fire It Up" è uno dei pezzi più apprezzabili del disco, con un bel intro di wah-wah, batteria e basso che fa ben sperare al primo ascolto. Poi la sorpresa... metto "What's In You" ed esclamo: "Mother Mary!" (brano di " Sonic Brew ", usato anche con i Pride & Glory). Diamine, l'intro è lo stesso!!! Zakk che si plagia da solo!

Il primo singolo estratto, "Suicide Messiah" non è male e si accoda tra i pezzi migliori del cd, così come "Death March", "Say What You Will" e il bellissimo lento di "In This River". Ma pezzi come "Forever Down", "You Must Me Blind", "Electric Hellfire" (anche se ha un riff "settantiano" niente male), "Spread Your Wings", "Too Tough To Die" e la crossoverina "Been A Long Time" sono decisamente sottotono, poco interessanti e poco coinvolgenti.
Persino "Dr. Octavia", l'assolo da 1 minuto che ormai è diventato formalità per Zakk, non convince come "T.A.Z." o "Speedball" avevano fatto in passato. La chiusura del disco è affidata a "Dirt On The Grave", che non è malvagia anche se somigliante ad alcuni brani di " Hangover Music vol. VI ", ma fa venir spontaneo gridare: "ditegli a Zakk che non può cantare in quel modo!!!"
Se dovessi dare un voto a questo album, gli darei 5. Personalmente sono rimasto un pò deluso, ma alla fine cosa c'era da aspettarsi dopo "Sonic Brew"? Rivoglo i Pride & Glory!

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Debaser.it

Mi sembra non ci sia ancora una recensione di questo disco, che per il mio modesto giudizio può essere inserito tra le migliori uscite del 2005 .

Partiamo dal presupposto che chi scrive ha un debole per questa importante band capitanata da un grande personaggio, tale Zakk Wylde , chitarrista fenomenale, voce piena di stile e carismatico frontman di questo gruppo (che tra l'altro annovera un bassista di gran livello, James LoMenzo). Presentata la squadra che ci offre questa musica, si parli allora di essa stessa!

"Mafia" si apre come meglio non potrebbe, con una " Fire It Up " che rende subito chiari, a chi non conoscesse già la band, gli ingredienti che formano la portata perfetta per ogni true-metal fan che si rispetti: chitarra pesante e virtuosa, ritmica precisa nello scandire i tempi di matrice heavy e una voce che trapassa le budella per quanto è rude e avvelenata , restando comunque piacevole. Continua, aggredendo con maggiore forza, con " What's In You " rimanendo sempre nei canoni del genere dai Black Label proposto. Già ora si può quindi fare una considerazione: la musica presente in questa release è sempre quella che abbiamo con piacere trovato nelle precedenti uscite di questo gruppo.

Non ci sono brutte sorprese come assurde pretese di sperimentazione, questa è una band che porta l'heavy metal tradizionale a nuovi livelli , rimanendo ancorata a uno stile di vita rock, fatto di birra, harley davidson e canzoni di semplice presa ma di enorme consistenza . Questo disco non vi tradisce mai, non c'è una canzone che non valga la pena di essere ascoltata fino in fondo, ed è un album pieno di capolavori come i due pezzi già sopracitati ai quali aggiungerei senza troppi problemi " Forever Down ", " You Must Be Blind", "Death March" e "Too Tough To Die " senza dimenticare l'ottava traccia " Dr. Octavia " interamente dedicata ad un assolo di Wylde nel quale sembra di sentire una turbina entrare in funzione e spingere al massimo… cosa non potrebbe tirar fuori da una chitarra questo barbuto individuo!!
Passo ora a commentare il pezzo anomalo del disco, anomalo perchè non affine al clima di velocità e violenza del resto del disco, ma invece malinconico, melodico e semplicemente bellissimo… " in This River " ci presenta Zakk Wylde al pianoforte , posizione forse non perfettamente congeniale all'ubriaco frontman, ma nella quale non smette di regalare emozioni, stavolte più intime e emozionanti. Una ballata semplice ma toccante, un testo scarno ma significativo, un momento di riposo all'interno del disco. Un pezzo quindi tanto anomalo quanto fondamentale per sottolineare ancora una volta la grandezza di questo "Mafia", un motivo in più per flagellarvi il basso ventre qualora ve lo siate lasciato sfuggire e per quindi imboccare l'uscio e correre a fare vostro uno dei capolavori più genuini dell'anno passato.

In mezzo a tanti lavori complicati più o meno riusciti ecco una boccata d'aria fresca davvero desiderata!

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