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Creed: punto e a capo. "Alter Bridge". Tre album all'attivo con più di 30 milioni di copie vendute sono il saldo del lavoro artistico dei Creed, un gruppo che con "My Own Prison" è riuscito ad emergere dopo circa due anni dalla sua nascita: l'album risale al 1997 mentre in Italia ha visto il suo apice solo nel 1999 con una bonus track nella ristampa. Dopo l'uscita dal gruppo del suo vocalist Scott Stapp questa esperienza artistica sembra terminata mentre nuovi scenari interessanti sembrano, invece, aprirsi sul mondo "Alter Bridge", nuovo marchio del sound post grunge americano in bilico tra Soundgarden e stessi Creed. Con l'uscita del frontman la figura artistica del suo chitarrista, Mark Tremonti, e la sua personalità compositiva sono emerse in modo incisivo come incisive sono le sue chitarre, che graffiano ed al tempo stesso accarezzano vibrando. Semplice ma d'effetto è il virtuale nuovo sound che, carente di originalità, risulta essere confortante come è confortante il ritorno a casa, l'abbraccio con un proprio caro o semplicemente per meglio dire la certezza di qualcosa d'importante; alle volte fare un passo indietro o rimanere fermi un attimo può anche essere positivo. Le chitarre sono più metal e più ricche di rock, spingendo il sound a tratti verso sonorità conosciute (grunge/post grunge) ed a tratti verso timbri già cavalcati recentemente dagli Audioslave con il loro debut e omonimo album. Dobbiamo dire che la new entry, Myles Kennedy ex Mayfield Four, interpreta i brani in modo lodevole e molto più vicino allo stile di Chris Cornell di quanto lo sia stato Stapp, anche se scalate vocali vere e proprie fino alla vetta del pentagramma sono, in questo lavoro, rare. Ballate epiche ed armonia si alternano a frenesia ed impeto con molta naturalezza; idealmente questo sarebbe dovuto essere l'album seguente a "My Own Prison" e precedente a "Human Clay"; ma ora, questa, è tutta un'altra storia: un giusto inizio per condurre gli Alter Bridge a rivivere una seconda giovinezza (artistica). Escludendo l'intro acustico ed eccezionale di "Shed my skin" non mi sento di indicare un brano/i preferito/i; ho apprezzato il lavoro nella sua interezza e volentieri lo ascolto completamente senza saltare nessuna traccia. Ottimo lavoro da custodire nella propria collezione con cura.
Walter Ego